"Macbeth", ovvero il dramma della scelta

concretamentesassuolo.it | 25 febbraio 2014

Romeo & Juliet articolo

Appena fuori dal centro di Reggio Emilia sorge il Teatro Piccolo Orologio, piccolo nel nome ma grande nelle proposte: è infatti questa la sede da dove, più che in altri teatri cittadini, vengono lanciati spettacoli nuovi, giovani e molto intensi; insomma, quelli che fino a pochi anni fa sarebbero stati chiamati ‘alternativi’. Il Macbeth presentato dall’associazione Teatro delle Due e andato in scena 14-15-21-22 febbraio al Piccolo Orologio rientra perfettamente in questa categoria: messo in scena in lingua originale inglese, testo teatrale ridotto e adattamento, allestimento scenico minimalista. Ma sarebbe un grave errore catalogarlo come spettacolo ‘sperimentale’ o poco compiuto, data la sua straordinaria potenza teatrale e la rilettura profonda di un classico come il Macbeth shakespeariano.

Il Teatro delle Due, associazione nata dal felice incontro tra Valeria Bottazzi e Olivia Rasini, accomunate da una grande passione per il teatro di Shakespeare, lavora già da anni sul territorio emiliano per diffondere la conoscenza del teatro del Bardo nella sua veste linguistica inglese. Il loro Macbeth è il secondo incontro con il Teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia, dopo Romeo and Juliet nella passata stagione teatrale; la forza della compagnia, è la collaborazione con attori professionisti statunitensi, provenienti da New York e Philadelphia, selezionati sia in base alla loro professionalità sul palco, sia alla loro esperienza in attività didattiche con adolescenti. La capacità di questi attori di rendere viva la poesia di Shakespeare e trasmetterla ad un pubblico soprattutto giovane è quindi la chiave del successo del loro progetto, che speriamo produrrà presto altri allestimenti shakespeariani.

Per capire meglio la riuscita del Macbeth partiamo dall’adattamento del testo: l’originale tragedia in cinque atti è stata ridotta in un spettacolo di settanta minuti utilizzando non sfrondando barbaramente versi (come solitamente avviene), bensì attraverso l’accorpamento di scene, personaggi e momenti teatrali. Non ci sono stacchi, i pochi cambi di scena sono a vista ed effettuati dagli stessi attori, i quali (in numero di nove) coprono l’intero totale dei venti personaggi previsti; ognuno di loro quindi (eccettuato l’attore che interpreta Macbeth) impersona almeno due ruoli diversi, una sfida notevole, soprattutto in una tragedia dove i contrasti tra le figure umane in scena sono fortissimi e fondamentali per il dramma.

L’effetto finale è quello di un arco drammatico compattissimo e coerente, all’interno del quale emergono sì alcuni momenti dei protagonisti (il monologo della lettera di Lady Macbeth, l’uccisione di Re Duncan, o il famoso monologo finale di Macbeth), ma soprattutto viene enfatizzato un ruolo collettivo, che nell’originale shakespeariano è soltanto accennato: l’inconscio dell’essere umano, personificato in scena dalle onnipresenti streghe coperte in volto. È infatti il lato oscuro dell’animo il vero protagonista della tragedia: Macbeth non è vittima del destino, o semplicisticamente di sè stesso; egli è consapevole delle proprie scelte (lui decide di ascoltare le streghe e le loro profezie, non viene obbligato), e le compie in maniera calcolata. Dopo il primo omicidio per conquistare il trono, Macbeth non può fermarsi e deve continuare a versare sangue innocente per mantenere il potere, distruggendo chiunque lo intralci (compresa la moglie, sua efferata complice). Anche l’impianto visivo generale dell’allestimento sottolinea l’onnipresenza dell’oscurità: lo spettacolo inizia con una scena nel buio totale da cui emergono le streghe; cambi di luce totali provocano improvvisi rovesciamenti di prospettiva; i costumi sono completamente neri, con le uniche tracce di colore suggeriti dalle pallide facce degli attori. Persino la scena finale del duello tra Macbeth e Macduff è resa non con l’impeto trionfale della sconfitta del villain, bensì come viscido scontro tra due diverse oscurità che cercano di sopraffarsi a vicenda.

Gli attori, tutti eccellenti: bravissimi nella recitazione e nella dizione, e soprattutto nel rendere ognuna delle diverse parti loro assegnate con un’ottima caratterizzazione. Menzione speciale meritano però i due protagonisti della vicenda: Kevin Patrick McGuire colpisce per la capacità di rendere con un’intensità emotiva straordinaria gli improvvisi e schizofrenici affondi di Macbeth nel proprio inferno interiore, e per sapere reggere la scena in una tragedia che ancora di più in quest’adattamento è fondamentale un monodramma; tale impressionante magnetismo scenico lo condivide con con Emily Gibson, capace di rendere reali e tangibili le tante sfaccettature di una Lady Macbeth che non è soltanto mossa dalla brama di potere, come spesso viene dipinta: Lady è sì uno dei motori del dramma (non a caso la Gibson interpreta anche una delle streghe), ma ben presto la macchinazione sfuggirà dal suo controllo, e resterà schiacciata dai suoi stessi complotti.

Le nostre scelte e le loro conseguenze, ancora una volta: sarebbe possibile un tema più tragico? È anche per questo che Macbeth è diventata una delle fondamenta (la più oscura) della cultura occidentale moderna, e che ritorna così spesso sulle scene, per ricordarci che ognuno di noi può sviluppare un lato oscuro, e siamo sempre e soltanto noi a decidere se seguirlo oppure no.

- Paolo Giorgi

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"Macbeth": metafora del Potere nella Lingua del Grande Bardo

Repubblica Bologna | 28 febbraio 2014

"Romeo & Juliet": L'Amore Recitato in lingua inglese

La Gazzetta di Reggio | 1 marzo 2013

Romeo & Juliet articolo

Assistere ad uno spettacolo in lingua originale è un po' come vedere un film non doppiato. Forse offre qualcosa in più. Lo sanno bene quelli del Teatro delle Due, associazione culturale con base a Reggio che ospita annualmente attori americani per mettere in scena una produzione di Shakespeare nella nostra città e in altre città del nord Italia. In questi giorni la compagnia è impegnata nella rappresentazione al teatro Piccolo Orologio di via Massenet 23 di "Romeo & Juliet". Dopo il successo della prima serata-venerdì scorso-si replica stasera. "Il nostro intento? Avvicinare in particolare i giovani al teatro e incentivare, in modo divertente, la conoscenza dell'inglese." parola di Olivia Rasini, tra le ideatrici del progetto.
Com'è nato il Teatro delle Due?
"Io sono bilingue - afferma la stessa Rasini - sono figlia di italiani ma sono cresciuta negli Stati Uniti dove ho studiato recitazione. Qualche anno fa sono tornata a Reggio e ho incontrato Valeria Bottazzi. Lei fa l'insegnante e in comune abbiamo la passione per il teatro. Abbiamo visto che, in Italia, è difficile che ci siano delle produzioni di Shakespeare in lingua originale e volevamo portarle a Reggio. Quindi nel 2006 ho chiamato alcuni amici attori americani e, con entusiasmo, da quel giorno abbiamo iniziato insieme a proporre qui da noi opere in inglese.
Come fate con le prove?
"Facciamo una settimana io e Valeria a New York, dato che anche noi recitiamo. Poi si prova ancora quando sono i ragazzi americani a venire a Reggio. Loro si fermano un mese e mezzo, e in quell'arco di tempo, si fanno anche degli incontri nelle scuole con gli studenti delle superiori. Questi ultimi spesso decidono di venire a vederci a teatro."
Ora proporrete Romeo e Giulietta, forse l'opera di Shakespeare più rappresentata ma anche la più temuta.
"Il nostro è uno spettacolo semplice, fresco, e onesto, caratteristiche che ci hanno sempre distinto sin dal nostro debutto sette anni fa. Si parla d'amore, in ogni sua forma: amore contrastato, perduto, ritrovato, negato, amore che salva e insegna che niente si può contro il vero amore."
Però l'inglese di Shakespeare non è semplicissimo.
"E' vero ma pensiamo che, se si recita in modo sincero, con passione, tutto possa essere chiaro anche a chi non sa benissimo la lingua. Per Reggio crediamo sia una bella opportunità.
L'appuntamento con "Romeo & Juliet" al teatro Piccolo Orologio è stasera alle ore 21. Adattamento e regia di Adam R. Deremer: gli attori sono Adam R. Deremer, Brandon Alan Smith, Emma Orelove, John Schultz, Kevin Patrick McGuire, Ollie Rasini, Valeria Bottazzi. Ingresso ad offerta libera.

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